lunedì 20 maggio 2013

10 DOMANDE ALLA STELLA


Lunedì, 20 Maggio 2013 15:07

GRAZIANO CECCHINI

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GRAZIANO CECCHINI
L'acqua della fontana di Trevi colorata di rosso; la scalinata di Trinità de' Monti sommersa da migliaia di palline colorate; un'irruzione nella casa super protetta del Grande Fratello. Sono solo alcune delle esibizioni di Graziano Cecchini, poliedrico artista che rappresenta l'avanguardia contemporanea del futurismo di inizio secolo scorso. Il dinamismo che si intereccia con l'urbanistica: è questo il senso che Cecchini dà ai suoi lavori, o meglio alle sue performances ed installazioni. Opere innovative non sempre comprese nella loro portata artistica perché vanno sempre in direzione opposta rispetto l'immaginario collettivo e conformista. Il futurismo anticipa i tempi, evolve i sensi, ingloba la vista al movimento. Il valore aggiunto di Cecchini è il messaggio che ogni sua performance vuol trasmettere all'osservatore. Come ad esempio l'autobus itinerante dentro cui ha allestito una mostra fotografica a sostegno dei diritti umani in Myanmar (ex Birmania).

10 DOMANDE ALLA STELLA Graziano Cecchini : 
Cosa significa per lei il lavoro?
R: La vita. E non mi stanco mai, né di vita né di lavoro.
Come ha speso il suo primo stipendio?
R: Un cavalletto per dipingere, un blocco da disegno favoloso e un libro sul futurismo. Era il 1973 e il guadagno era pochino.
Quando era ancora una persona comune, non ancora di successo, quali sono state le maggiori difficoltà incontrate e come le ha eventualmente superate?
R: L’incomprensione di ciò che io intendevo per Arte: io parlavo di Futurismo e venivo guardato come un pazzo… oggi tutti ne parlano, lo “rivalutano”, come se ne avesse bisogno e tentano di appropriarsi di questo o quel concetto. Ancora oggi è comunque difficile parlarne perché sono rare le persone che conoscono il Futurismo nella sua totalità e nella sua essenza. Il più delle volte lo si confina tra limiti temporali e ideologici che non gli appartengono, snaturandone di conseguenza lo spirito innovativo ed evolutivo.
Chi è la persona più importante della sua vita?
R: Più di una: la mia compagna, i miei figli e i miei nipoti.
L’errore che non commetterebbe più?
R: Non aver parlato per molto tempo con mio padre.
A cosa rinuncerebbe pur di continuare ad avere successo?
Al successo
Quali sono i primi tre sinonimi di “merito” che le vengono in mente?
R: Responsabilità, onestà, perseveranza. Più uno ancora: forza. Pensate a quanta forza deve servire per vivere in modo responsabile, onesto e perseverare nel farlo!
Qual è il confine tra merito e normalità?
R: Il merito deve essere una normalità.
Meglio vivere da sudditi guidati da un Re giusto o da cittadini in una democrazia corrotta?
R: Non so che dirle, io so vivere solo in un modo: da uomo libero.
Una frase che vorrebbe tramandare ai posteri
R: Non avere mai paura di osare, ricominciare, costruire e poi ancora osare.


10 domande alla stella

sabato 18 maggio 2013

Giorgio Amico: Gramsci, Marinetti e il futurismo


Giorgio Amico: Gramsci, Marinetti e il futurismo



16 nov.2009
Giorgio Amico

Gramsci, Marinetti e il futurismo

L'interesse di Gramsci per il futurismo ha radici profonde. Già nel maggio 1913, ancora studente, interviene sul Corriere Universitario di Torino in difesa dei futuristi violentemente attaccati dalla rivista bolognese San Giorgio, organo di gruppi cattolici integralisti e reazionari.

Per Gramsci il fenomeno futurista si comprende solo inserendolo nel contesto della rivoluzione formale operata in quegli anni dalle avanguardie artistiche europee. Non di bizzarrie si tratta, ma di un radicalismo formale ricercato e consapevole, della volontà decisa di rifondare il discorso artistico nell'ottica di una modernità vissuta come rivoluzionaria. La teoria paroliberistica di Marinetti è della stessa natura degli esperimenti di Picasso. Ardita intuizione che la dice lunga sulle capacità di lettura critica del giovanissimo intellettuale già allora impegnato in uno sforzo di comprensione di quella Torino operaia, città-fabbrica, simbolo della modernità e del macchinismo che tanto affascina i futuristi Depero, Farfa, Fillia.

Torino, esempio paradigmatico di moderna metropoli in formazione, nodo di contraddizioni, dove il rapporto uomo-macchina è l'asse attorno a cui si stanno riorganizzando tempi e spazi di lavoro e di vita. Gramsci sottolinea con acutezza il rapporto vitale dei futuristi con lo specifico della città industriale, luogo del mutamento permanente, di una radicale de-costruzione del presente . E' nella metropoli che si realizza il processo di distruzione del passato in un'ottica di incessante rinnovamento. E' lì che devono operare i rivoluzionari: su questa visione strategica ordinovisti e futuristi sono in assoluta sintonia.

L'attenzione di Gramsci per il fenomeno futurista, che non verrà mai meno neppure nelle avverse condizioni del carcere e dell'isolamento politico, costituisce un'ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della capacità del leader ordinovista di cogliere la complessità della situazione italiana e di intuire l'importanza non secondaria della questione “culturale” nella battaglia per l'egemonia, ma soprattutto della centralità del tema delle alleanze, raccogliendo e reindirizzando in senso autenticamente rivoluzionario la violenta (ma confusa e contraddittoria) carica antiborghese delle avanguardie intellettuali dannunziane e futuriste.

Dall'osservatorio privilegiato della Torino città-fabbrica, Gramsci capisce che non confrontarsi con i futuristi significa abbandonarli al richiamo forte dell'attivismo fascista che a gran voce rivendica la rappresentanza in chiave antisistema della modernità e della gioventù. Da qui il tentativo operato dall'Ordine Nuovo di inserirsi nei contrasti manifestatisi a Torino fra futuristi e fascisti, agganciandosi a chi, come Fillia e Farfa, sul versante futurista si proponeva apertamente di collegare le iniziative artistico-culturali con la vita quotidiana delle masse operaie a partire proprio dalla fabbrica e dal rapporto uomo-macchina.

E' in questo contesto che va collocato l'articolo sull'Ordine Nuovo del gennaio 1921, e la creazione, sempre nello stesso mese, dell'Istituto di Cultura Proletaria (Proletkultur) con lo scopo dichiarato di rendere i “produttori” protagonisti anche della battaglia di rinnovamento rivoluzionario dell'arte e della cultura, con il compito inedito di contribuire alla creazione una intellettualità di massa di “tipo nuovo” di cui la modernità macchinista della metropoli ha creato i presupposti.

Un progetto, quello gramsciano, che trova autorevoli sponde nel gruppo dirigente dell'Internazionale comunista ed in particolare in quel Lunacarskij, che ben conosceva (anche per frequentazione diretta avendo soggiornato a lungo in Italia fra il 1905 e il 1912) Filippo Tommaso Marinetti e il movimento futurista.

Un tentativo di avvicinamento che si concretizza nella partecipazione organizzata nella primavera del 1922 di una folta delegazione di operai ordinovisti alla esposizione futurista torinese, accolti e guidati dallo stesso Marinetti che, come riportato con rilievo da L'Ordine Nuovo, “si prodigò largamente a spiegare il significato pittorico dei singoli quadri e il valore del futurismo in genere”.
Ancora più significativa (siamo a pochi mesi dalla marcia su Roma) l'iniziativa nel giugno 1922 dell'Istituto di Cultura Proletaria di editare e diffondere in ambiente operaio un libretto di poesie dal titolo “1+1+1=1 Dinamite, versi liberi”.

L'iniziativa, pensata come momento di raccolta di fondi a favore delle vittime della violenza squadrista, veniva presentata su L'Ordine Nuovo come autenticamente futurista: “Gli autori dei versi liberi contenuti in questa Dinamite sono giovani pervasi da quello spirito innovatore che va sotto il nome di... futurismo... e che è nella sua vera essenza eminentemente rivoluzionario”. Fra i collaboratori dell'iniziativa spicca il nome di Luigi Colombo, più conosciuto come Fillia, esponente di primo piano del futurismo torinese e stretto collaboratore di Marinetti. Suoi sono ben cinque degli undici poemi che compongono la raccolta.

Tentativi che non avranno seguito, per il precipitare della situazione con la marcia su Roma, ma anche per l'immediato intervento censorio della direzione bordighista del Pcd'I che sul quotidiano del partito, Il Comunista, condanna drasticamente le tendenze avanguardistiche e le aperture ai futuristi della Federazione giovanile e del Proletkult ordinovista.

(Estratto da: Giorgio Amico, Futurismo a Savona. Omaggio a Stelio Rescio, Savona 2009

mercoledì 15 maggio 2013

In Primo Piano.


intervista rilasciata al Giornalista Marco Fagandini...................................................

domenica 12 maggio 2013

L’appello. Rileggere da destra Antonio Gramsci per attrezzarsi alla contesa culturale


L’appello. Rileggere da destra Antonio Gramsci per attrezzarsi alla contesa culturale

Pubblicato il 12 maggio 2013 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Corsivi Politica Scritti
gramsciC’è ancora qualcuno che considera disdicevole leggere, da destra,  Antonio Gramsci? Almeno per la parte che riguarda la sua teoria del potere culturale, Gramsci offre spunti ineguagliabili  (di metodo , ovviamente), per capire non solo come si sia mossa la vecchia sinistra alla conquista del  potere culturale, potere che, in parte, continua ad essere una sorta di sua ultima ridotta,  ben radicata nelle università, nella Scuola, nelle case editrici, nei mass media, nel mondo dello spettacolo, nelle diverse articolazioni culturali locali e nazionali.
Ci dice Gramsci: attenzione lo Stato non si regge solo – come voleva la vulgata marxista-leninista – su un apparato di coercizione ma anche grazie all’attività del potere culturale , all’adesione degli spiriti ad una concezione del mondo che consolida e giustifica il potere politico. Sulla base di questa consapevolezza, il filosofo sardo teorizza la strategia dell’”egemonia culturale”, in grado di guadagnare la società a valori alternativi a quelli imperanti e di farla  vacillare sulle sue basi.
Di fronte a questa vera e propria “guerra culturale”, è evidente che non si può pensare di lasciare tutto al caso, ma vanno sviluppate le doverose contromisure. In che modo  Organizzando la cultura, là dove – usiamo la terminologia gramsciana – la “guerra culturale” è in atto.
Ci si attrezzi perciò – è il nostro invito e la nostra “provocazione” – in modo metodico allo scontro culturale, si affinino , da destra, le tecniche di comunicazione, si veicolino idee piuttosto che invocare censure, si accendano emozioni e suggestioni piuttosto che lamentarsi dell’egemonia culturale, come purtroppo, ogni sei mesi, sembrano essere  impegnati a fare i vertici del centrodestra senza però tirare le doverose conseguenze alle loro “lamentazioni”.
Siamo chiaro: a differenza di una sinistra sostanzialmente antidemocratica (pensiamo all’uso ideologico della Televisione pubblica e dell’Università) non crediamo che l’egemonia culturale debba prevaricare la maggioranza politica e parlamentare. E tuttavia, proprio per evitare che quest’ultima subisca – come e accaduto ed in parte sta accadendo – l’assedio mediatico e culturale, lanciamo la provocazione e chiediamo le doverose contromisure:leggiamo Gramsci ed attrezziamoci di conseguenza, a cominciare dal territorio, dalle piccole realtà locali (dove il centrodestra governa), dall’associazionismo non omologato, dagli insegnanti non allineati, dagli uomini e dalle donne culturalmente liberi, dai giovani creativi, dal movimentismo diffuso soprattutto nella “Rete”.   Diamo voce e strutture a questo mondo, diamogli strumenti ed “organizzazione”, spazi e voce. Ne va della difesa del pluralismo reale, che  non può essere solo politico.
Nel momento in cui la “cultura di sinistra” è, nei contenuti, in crisi, mentre resiste come “tecnica di gestione del potere” e strumento antidemocratico di agitazione politica, il tempo per una cultura libera ed autenticamente creativa è nelle cose.   Bisogna iniziare a crederci ed agire di conseguenza. Lavorando sugli “strumenti” comunicativi.  Impegnandosi a dare forma alle “emozioni”. Creando suggestioni. Magari ripartendo da Gramsci.
A cura di Mario Bozzi Sentieri

MOVIMENTO FUTURISTA: ECCO IL FUTURISMO DI WEB SINISTRA


  ***VIDEO PROMO VIRTUALE....

MOVIMENTO FUTURISTA: ECCO IL FUTURISMO DI WEB SINISTRA
Ci siamo! Annunciamo la svolta neoprogressista, la nuova sinistra nell'era del web: a giugno prenotate tutti Gramsci e il 2000, per un futurismo radicale, libertario, edonistico, vaporizzatore, rottamatore, anti/postpolitico.

Dopo 30 anni di sonde dis-organiche, da Berlinguer e Gorbaciov all'eutanasia kattokomunista, per liberare il futurismo dalle sue involontarie ma concrete ambiguità destroidi (sebbene sempre nel solco di una destra rivoluzionaria, puramente immaginaria) abbiamo finalmente ricombinato il tutto in un quasi manuale/intellettuale dis-organico, né apocalittico né integrato, semplicemente net-rivoluzionario, alla luce dell'essenza originaria sia del futurismo che del cosiddetto progressismo o socialismo “scientifico” e-o “utopico” italiano. Anche con inediti assoluti scritti in tempi non sospetti, a metà anni 90, ora comprensibili. Abbiamo riformattato ad esempio: su un binario sociopolitico i vari Marx, proprio lui!, Antonio Gramsci, Pasolini, fino agli stessi Cacciari, e per quanto contingenti, evidenziati infatti come peraltro link ...MA non esorcizzabili!, gli stessi Renzi e Grillo.

Va da sé: nella cosiddetta sinistra non ci sono tracce attualmente di veri leaders capaci di avviare sul serio la nuova sinistra nell'era del web come macchina politica (e metapolitica) …. Con Epifani siamo ancora all'epifania eutanasia; la città di Franceschini, così per la cronaca, Ferrara, ha un nuovo primato, ora Capitale degli Zingari con la neonata principessa Rom, chiamata appunto Ferrara... La ghigliottina metaforica deve ancora abbattersi sugli zombies kattokomunisti... Il futurismo di sinistra che noi proclamiamo ha pertanto una logica e Il-logica del senso, come figura-sfondo “Gestalt”, scenario essenzialmente metapolitico. Discutibile ovviamente come ogni analisi futuribile, anche se immediata e poco remota.., ma la rotta – crediamo sia questa.

Come si accennava, dopo il binario strettamente sociopolitico, abbiamo riformattato anche il binario complementare metapolitico: a partire da certa sinistra intellettuale moderna e postmoderna tutta appunto da riscoprire: da certa scuola di Francoforte (ma non Adorno), Fromm e Reich, lo stesso Marcuse, fino ai vari Baudrillard, Delouze, Guattari, per l'Italia, oltre a Cacciari e Pasolini, lo stesso, piaccia o meno, ambiguo Tony Negri, anche Bifo. Liberati dalle croste psicologistiche o tardoideologiche, ecco una rotta neoprogressista, macchine desideranti informatiche per una nuova società, sia ben chiaro, postindustriale, radicale, libertaria e edonistica! Nulla a che vedere con la mitologia suicidale della decrescita (in)Felice! O con il neoluddismo ecofascista "rosso" incombente!!!

BASTA con i copioni proibizionisti e-o ipocriti MOR(T)ALISTICI psicopolitici: stop con l'incesto kattokomunista, con la Magistratura soviet verso gli avversari politici, con il terzomondialismo anti Internazionale... e antimodernista, con il mito della droga (antiproibizionismo non stop!), con il mito della prostituzione (pornopolitica legale in Parlamento e Case Chiuse regalate alla Mafia e la Camorra con le femministe ingenue e suore laiche anziché suffragette rivoluzionarie, vedi Merlin …. Boldrini ecc.!). Per la libera ricerca scientifica senza bioetiche cattofasciste tra le palle.... Per l'Uomo Nuovo votato al PIACERE e alla libera ricerca culturale e scientifica: parliamoci chiaro.... altro che semplice legge elettorale nuova e sacrosanti redditi di esistenza (per gli italiani in primis!!!) … FONDAMENTALE UN DECRETO x l'abolizione di ogni Religione, AIDS DEI POPOLI!! I MONOTEISMI IN PRIMIS!!! Si trasformino ufficialmente in mere associazioni culturali, i vari culti -tutti new age nei fatti--- Società Aperta diceva Popper, ma non Laici o Radicali fessi, ecco la soluzione...

Il tutto articolato con la futurologia utopica fin dal secondo novecento, culminata con gli ancora ineguagliati, McLuhan, Toffler, Bill Gates, Steve Jobs, in Italia da Marinetti come futurologo ante litteram a figure quali Roberto Vacca e Silvio Ceccato, Club di Roma (Peccei) Cicap CERN equipe... , Zichichi e Erice equipe....Veronesi...e equipe ecc. e anche almeno potenzialmente con i nuovi futurismi contemporanei. Ecco il primo capitolo incipit!
“(2013) PER UNA FUTURISTICA UMANA Nel secondo novecento, purtroppo mixati suicidalmente con la mitologia del 68 e poi del '77, nel dibattito progressista furono di gran moda, i vari Herbert Marcuse, Wilheim Reich, Erich Fromm, in seguito nel bene e nel male, gli stessi Gilles Delouze, Felix Guattari, Franco Berardi Bifo, Antonio Negri, Jean Baudrillard, Guy Debord. Freud e Marx si memorizzò, naturalmente volgarizzando sia il potenziale psicanalitico che sociologico neoumanistico. Quel percorso invece, almeno per ipotesi neoprogressiste e neovaloriali, legittima oggi fondamentali reinvenzioni: furono tutte sonde, ben poco captate dalla sfera politichese, tranne -un poco - lo stesso Berlinguer nel suo volo incompiuto umanistico, coraggiose: risposte possibili – e previsionali, futuribili alla sfida del Duemila, dell'era spaziale, della televisione e delle nuove tecnologie elettroniche destinate poi alla Rivoluzione di Internet. Magari voli psicologici, psicosociali, troppo complessi per il trend ancora veterostalinista dominante in Italia in quasi tutta l'Intellighenzia più o meno organica, rossa, inquinata poi storicamente e letalmente dalle note anche derive massimaliste e estremiste. Va da sé il mai fiorito umanesimo socialista o futuristica umana, attraversava e assimilava anche in prospettive meno turbocapitaliste... bensì neoprogressiste una parallela letteratura sul Futuro d'impronta soprattutto angloamericana, bollata poi in Italia come “americanate” o futurismo americano, sebbene anche in Europa, Robert Jungk in particolare, la cosiddetta futurologia o futurismo sociale nel secondo novecento sia stata una autentica news e download rivoluzionario per i vetusti arnesi storicistico e sociologici. In Usa ci furono anche, tra parecchi, i casi bestseller e planetari di Marshall McLuhan e Alvin Toffler, di sconcertante lungimiranza. In Italia isolati pionieri quali Roberto Vacca e Silvio Ceccato. . Le suggestioni e connessioni che costellano, comunque, quella letteratura futuribile, alla luce di certa evoluzione futuristica e del divenire storico-sociale (e politico), suggerisce tutt'oggi sguardi e pensieri diversi, incompiuti ma da riattualizzare: libri sottovalutati o sopravvalutati (e distorsti!) ma preziosissimi come “La Rivoluzione della speranza” e “Avere o essere?” dello stesso Fromm, Bambini del Futuro e Psicologia di Massa del fascismo di Reich, L'Uomo a una Dimensione e Eros e Civiltà di Marcuse, più tardi le magari criptiche, molto complesse già postmoderne se non postumane da un lato, esplorazioni e provocazioni di Lacan stesso, dei già citati Delouze, Guattari, Baudrillard (definito agghiacciante da un certo Natta a un Convegno del PCI...) , dall'altro le analisi degli stessi McLuhan e Toffler (e altri) esitano tutt'oggi come rari esempi di futuristica umana, invitano in controluce ad una specifica e interessante reinterpretazione del futurismo cosiddetto sociale incompiuto, soprattutto – più in generale, indicano nuove rotte progressiste – a ben vedere- per la Sinistra italiana stessa per l'era di Internet: sinistra italiana metapolitica e metaculturale, da tempo in coma terminale (e i risultati sono lampanti...). Per un nuovo umanesimo tecnologico, neoprogressista, per una nuova ecologia pragmatica anziché la regressione neoluddista: per una Technoeconomy, la cosiddetta Green Economy o Decrescita felice, salutate dal dominate pensiero debolissimo come quasi panacee, modulazioni ma come antivirus,,, altrimenti gravi implosioni concrete psicosociali oltre che gap concettuali di rara reificazione orwelliana... In Italia (ma non solo) necessario ripartire anche (una prospettiva ovvio, nessun ismo) anche dal futurismo! E da nuovi futuristi e-o futuribili. , prossimi anche alle nuove tecnologie postInternet, dalla condizione postmoderna alla nuova condizione postumana. Ad esempio l'ultima futurologia o futurismo sociale, cosiddetta transumanista: amche chi scrive assieme ai cosiddetti transumanisti di Riccardo Campa, Stefano Vaj, Ugo Spezza, Estropico ed equipe (anche diversi giovani ricercatori univeritari), ai futuristi digitali o transartistici di Antonio Saccoccio, Vitaldo Conte, tutti futurologi noti in Italia, almeno in certa avanguardia culturale, e altri, segnalano oggi (con diversi convegni, pubblicazioni ecc.) l'ultima ondata italiana futuribile ( anche in rotte metapolitiche almeno prossime a scenari neoprogressisti, libertari, umanistico-scientifici,)nuovi files -potenziali almeno- per una Sinistra nuova nell'era del Web



RobyGuerra futurista