mercoledì 27 agosto 2014

AlbisolA(IN)Art 2014


Comunicato stampa

Paolo Anselmo, Graziano Cecchini,  Klaus Joans e Alfiero Tavani
presentano

Albisola(in)Art
Ceramiche e non solo.
…cosa c’è di meglio di una mostra per dare colore ai giorni grigi di questa estate che non c’è?
E allora eccoli:
Paolo Anselmo con il suo surrealismo, i suoi colori, la sua sana follia e il suo zoo;
Graziano Cecchini artista futurista, con la sua arte incendiaria e pirotecnica;
Klaus …….il controllore del vento e della luce;
Artiero ….il minimalista che raschia la tela per togliere e trasformare…
Ecco i quattro elementi che un pochino per divertimento e molto per passione dedicano questa loro mostra-performance  alla terra che li ospita cercando di rinverdire i fasti di quella che fu l’età d’oro della “Libera Repubblica delle Arti”, come la definì Marinetti: l’Albissola di Lucio Fontana, Aligi Sassu e Milena Milani, di Asger Jorn, del Gruppo Cobra, di Wifredo Lam e Agenore Fabbri.
I quattro artisti vogliono provarci, sono quattro, come i 4 amici al bar di Gino Paoli anche se non vogliono ancora cambiare il mondo…. si accontentano per il momento di svegliare la Riviera di Ponente.


Albisola, 28 agosto 2014 
Inaugurazione ore 18,00 Saletta Cinema Leone, passeggiata a mare di Albisola .


























lunedì 18 agosto 2014

un articolo fatto bene ...secondo me.







18 agosto, ore 10.30: bip … bip… bip… ecco il messaggio sul cellulare che mi avverte di una e-mail.
E’ un Google Alert.
Si parla di Fontana di Trevi. L’articolo è su un blog, “Arts Blog”.
Mi vado a prendere il caffè rimasto e mi siedo al computer.
Sono sempre contento di vedere che fioriscono nuovi “luoghi” dove parlare e discutere di Arte… non sono mai abbastanza.
E io non sono uno di quelli che pensa che di Arte debba parlare solo chi ha una preparazione specifica; secondo me di arte può parlare chi ha sensibilità, curiosità, amore per la cultura e per la verità.
Ecco perché il caffè mi va storto…
Subito c’è qualcosa che disturba… imprecisioni storiche e artistiche, commenti wikipediani che ormai hanno decisamente stancato e che non si possono tollerare in un blog che porta la parola “Arts” nel proprio stesso nome ma, ovviamente, mi disturba la superficialità con cui viene trattata la performance artistica del sottoscritto.
Possibile, mi chiedo, che a distanza di 7 anni, dopo che ormai Fontana di Trevi si trova su cataloghi d’arte editi in più lingue e distribuiti in più continenti; dopo che sono stato invitato a partecipare a numerose Biennali, tra cui quella di Venezia; dopo che Università, Accademie e Istituti italiani e stranieri mi invitano per conferenze…. possibile che c’è chi ancora che, per allungare di qualche riga il proprio articolo, scivola in malo modo su commenti gratuiti riguardanti una performance che ha fatto storia?
Perché diciamocelo, io, nonostante il caratteraccio che molti mi imputano, una critica costruttiva la accetto sempre, una opinione personale anche, ma dopo  il “diritto di cronaca” non ci si deve dimenticare che esiste anche un “dovere di cronaca”!
In ogni riga riguardante la mia performance l’autrice dell’articolo commette imprecisioni tuttt’altro che professionali, indice che la suddetta non ha avuto nemmeno 5 minuti di tempo per potersi informare sui fatti (ma non è dovere di un giornalista almeno informarsi?), sul sottoscritto (che appella “attivista”), sulla fontana che dice di ammirare tanto (MARMO?!? Da quando Fontana di Trevi è fatta di marmo?!?), sul colorante (pigmento naturale, non colorante… ormai è noto a tutti e tecnicamente è completamente differente) e sugli avverbi (“fortunatamente” non è avverbio da utilizzare di fronte ad un pigmento naturale che difficilmente potrebbe attecchire e di conseguenza rovinare il travertino – non il delicato marmo – con cui è fatta la fontana!).
Sì, lo so, non dovrei perdere tempo a puntualizzare ma c’è una cosa per cui sono e rimarrò sempre “attivista”: l’amore per l’arte e per la verità.
E per ultimo un consiglio che voglio dare prima di tutto a me stesso: prima di iniziare qualsiasi cosa, una performance, un quadro, una scultura, una ceramica, un articollo… STUDIARE, INFORMARSI, CONOSCERE.
Grazie per l’attenzione e buon lavoro a tutti.
Graziano Cecchini















Artsblog.it (Blog)

Scritto da: Arianna Ascione - lunedì 18 agosto 2014


Iniziamo la nostra rubrica dedicata alla opere più belle del mondo con un grande classico: la Fontana di Trevi, una delle fontane più conosciute in assoluto, e simbolo dell'Italia a livello internazionale.
Nei primi giorni di agosto è stato annunciato un vero e proprio boom di visitatori sul ponte panoramico allestito al suo interno: il celebre monumento infatti in questo periodo è ammirabile da una prospettiva tutta nuova, complice anche il cantiere di restauro 'aperto'. In un solo mese ci sono stati ben 250mila visitatori - tra turisti e romani -, con una media di 1.200 persone ogni ora.
L'opera, progettata da Nicola Salvi, è in stile tardo barocco, e venne inaugurata nel 1735 da papa Clemente XII, nonostante fossero ancora in corso i lavori di realizzazione. Fu completata solo dopo quasi trent'anni, nel 1762. Una curiosità: nè Salvi, nè l'autore della fontana, lo scultore Giovanni Battista Maini, videro l'opera finita. Salvi infatti morì nel 1751 e Maini nel 1752. Venne così affidato l'incarico allo scultore Pietro Bracci, e in tutto sul monumento lavorarono almeno dieci artisti. Il tema della fontana è il mare, ed è tradizione lanciare all'interno della vasca una monetina per propiziarsi un ritorno nella Capitale. Le monetine, che vengono raccolte periodicamente, vengono poi destinate alla Caritas.

Abbiamo visto molte volte la Fontana di Trevi all'interno di pellicole cinematografiche, come "La Dolce Vita" di Federico Fellini (1960) e "Tototruffa 62" (1961), e ricordiamo il gesto dell'attivista Graziano Cecchini, che il 19 ottobre 2007 rovesciò all'interno dell'opera un colorante: le acque della Fontana di Trevi diventarono rosse, fortunatamente senza conseguenze per il delicato marmo.
<img class="alignleft size-thumb_620x350 wp-image-73358" src="http://media.artsblog.it/7/771/178663977-620x350.jpg" height="350">
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domenica 6 luglio 2014

Un volume elettronico per il futurista Guerra


Un volume elettronico per il futurista Guerra

Transumanesimo, secondo i ricercatori Max More e l'italiano Giuseppe Vatinno è una filosofia futuribile: nata in Usa negli anni 90 e poi diffusa anche in Italia a partire dagli anni 2000, sul solco...
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Transumanesimo, secondo i ricercatori Max More e l'italiano Giuseppe Vatinno è una filosofia futuribile: nata in Usa negli anni 90 e poi diffusa anche in Italia a partire dagli anni 2000, sul solco della futurologia classica a partire dagli anni 50 del secondo novecento (da Robert Jungk a Alvin Toffler, Marshall McLuhan, in Italia Silvio Ceccato, Roberto Vacca, il Club di Roma di Aurelio Peccei celebre per bestsellers ecologici e previsionali sui "Limiti dello Sviluppo" di Meadows e altri). Recentemente sempre in Italia, a Napoli è operativo l'Italian Institute for the Future (IIF) a cura di Roberto Paura (e altri) che segnala, stabilizzata la new transhumanist, nuove rotte propulsive e mediaticamente piu complesse e più strettamente scientifiche. Esiste da tempo all'estero, anche un'ala artistica del cosiddetto transumanesimo, in Italia elaborata recentemente da certo futurismo contemporaneo e da scrittori di fantascienza. Questo, in sintesi, lo scenario dell'ultimo saggio del futurista ferrarese Roby Guerra (autore anche per l'editoria nazionale con Armando editore di Roma): uno zoom divulgativo su certo futuribile contemporaneo in Italia, tra arte e scienza sociale: oltre allo stesso Paura, autore recente di Futuro in Progress, segnalati i principali protagonisti della futurologia attuale italiana, da Roberto Manzocco a Estropico, a Adriano Autino agli stessi Vatinno e Vaj, a ricercatori ciberculturali quali Giulio Prisco, Antonio Saccoccio , Vitaldo Conte, Marcello Francolini, Sandro Battisti, David De Biasi, a artisti stessi contemporanei quali la pittrice Giancarla Parisi, Antonio Fiore Ufagrà, Graziano Cecchini, Alessandro Amaducci e il net artista Daco. Evidenziati o segnalazioni anche per il "ferrarese" (originario di Salerno) scrittore dinanimista Zairo Ferrante, per gli stessi Vitaliano Teti, Riccardo Roversi, Andrea Amaducci, Dj Afghan e altri. Il libro elettronico nel suo focus divulgativo e letterario-artistico è preceduto da una breve revisione post internet del futurismo stesso.

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